Sovrappeso e obesità rappresentano importanti fattori
di definizione di rischio cardiovascolare
La localizzazione anatomica del tessuto adiposo, che determina il tipo di obesità, ha un ruolo rilevante. I soggetti a rischio sono principalmente quelli con una localizzazione del grasso addominale (adiposità centrale).
Condizioni strettamente legate alla distribuzione "centrale" del grasso sono l'aumento delle concentrazioni plasmatiche dell'insulina, un ormone che regola molti processi metabolici e la ridotta risposta dei tessuti agli effetti di questo ormone (insulina-resistenza).
L'insulino-resistenza predispone all'iperglicemia, all'aumento della pressione arteriosa, ad alterazioni dei lipidi plasmatici ed è alla base della Sindrome Metabolica, una sindrome caratterizzata dalla contemporanea presenza di un insieme di fattori di rischio cardiovascolare (alti livelli di trigliceridi, LDL piccole e dense, bassi livelli di HDL-colesterolo, ipertensione arteriosa ed intolleranza glucidica).
E' dimostrato che il sovrappeso possa predisporre in maniera indipendente alla cardiopatia ischemica. Esiste anche una stretta correlazione tra mortalità totale e peso corporeo.
La perdita di peso migliora tutti gli indici di rischio cardiovascolare ed il dimagrimento si associa ad una riduzione della pressione arteriosa e ad un netto miglioramento sia dei parametri lipidici che di quelli glicometabolici.
Una riduzione del peso corporeo (definiamo meglio: della massa adiposa) anche solo del 7 - 10 %, insieme ad altre modifiche dello stile di vita, riduce del 60 % l'incidenza di diabete mellito tipo 2 in soggetti a rischio elevato (per questa patologia).
è necessario prevenire l'insorgenza di sovrappeso/obesità anche e, soprattutto, in età pediatrica;
gli individui in sovrappeso o obesi, in particolare con adiposità di tipo centrale. dovrebbero ridurre il proprio peso (facendo riferimento all'Indice di Massa Corporea, sarebbe ideale il raggiungimento e il mantenimento di un peso corporeo con IMC < 25: anche riduzioni più moderate, pari ad esempio al 7-10 % del peso iniziale, riducono significativamente il rischio cardiovascolare);
la riduzione ponderale deve essere graduale e duratura. Riduzioni troppo drastiche e veloci (ad esempio utilizzando diete fortemente ipocaloriche) comportano inevitabilmente una perdita anche di massa muscolare (questo non è raccomandabile);
per la maggioranza degli individui in sovrappeso o obesi è consigliabile una riduzione dell'apporto energetico di circa 300 Kcal al giorno, insieme ad un aumentato dispendio energetico.