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Sport e Postura

 
 

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Ciclismo e Postura

 

Spesso mi è stato chiesto se chi va in bicicletta può trarre giovamento dall'indossare una soletta od un plantare personalizzato. Cioè se la performance sportiva del ciclista può essere migliorata con questo tipo di presidio.

In questa sede l'approccio è per tutti coloro che spesso non sanno o non pensano di avere una "alterazione posturale" e questo li induce a continuare la loro attività così come hanno sempre fatto.

Quando si parla di postura si parla anche di dismetria degli arti inferiori (classificata in vera o falsa), di  asimmetrie del bacino, e in generale di tutti i distretti articolari che spesso non sono simmetrici.

Queste variazioni, più o meno evidenti, spesso coincidono con una condizione di vita normale, e non provocano limitazioni o impedimenti allo svolgimento delle azioni quotidiane o del gesto sportivo.

I casi più frequenti che si riscontrano sono le braccia non parallele, l'asse delle spalle slivellato, una spalla più arretrata dell'altra. Potrebbe bastare guardarsi da soli, in maniera attenta davanti ad uno specchio, per evidenziare alcune di queste alterazioni.

Il nostro organismo cerca di aggiustare le cose, attuando dei compensi che sono conseguenza degli adattamenti biomeccanici della struttura muscolare.

Nel caso del ciclista, le cose non cambiano.

Il ciclismo è da considerarsi uno sport in evoluzione dal punto di vista tecnico. L’utilizzo di nuovi materiali come l’alluminio ed il carbonio nella costruzione di telai, l’affermazione degli attacchi a sgancio rapido, la realizzazione di scarpe ad alta tecnologia, ha portato al miglioramento del binomio atleta-bicicletta con una più valida integrazione del gesto atletico sul mezzo meccanico.

Proprio a riguardo della trasmissione della forza espressa dalla gamba sul pedale è diventata universale una tipologia di attacco diretto che ha sostituito le vecchie gabbiette metalliche.
Questa evoluzione ha portato ad una minore dispersione delle forze ma allo stesso tempo un vincolo più rigido con una minor possibilità di compensi quando il ciclo della pedalata non è "corretto" da un punto di vista biomeccanico.

L'utilizzo degli attacchi diretti (sia quelli che consentono lo scivolamento laterale che quelli che presentano un blocco completo) richiedono uno studio molto accurato della biomeccanica del singolo atleta tenendo conto di eventuali dimorfismi in intra ed extra rotazione dell’arto inferiore.
In questa ricerca del miglior equilibrio biomeccanico, anche in relazione all’utilizzo di un attacco fisso è di fondamentale importanza il posizionamento del piede all’interno della calzatura: questo ulteriore condizionamento, spesso necessario al fine di ottimizzare tutto il lavoro della catena cinetica dell’arto inferiore, può essere realizzato a mezzo di un’ortesi plantare.

Si possono avere squilibri o scompensi posturali, asimmetrie dei piedi, anomalie della struttura scheletrica e quindi sarà importante individuare il corretto assetto biomeccanico piede-scarpa, per ottenere il massimo utilizzo della forza generata dalle gambe.

Quindi, anche nel ciclismo, l'utilità di un plantare è legata al compenso ed adattamento muscolare.

La forza muscolare impressa dalle gambe durante la pedalata, gran parte di essa, si concentra sulla parte di scarpa in corrispondenza dell'arco plantare. E' per questo che la pedalata più efficace è quella dove il contatto-appoggio piede-scarpa è pressoché completo. Quando invece non si verifica questa condizione, parte dell'energia prodotta, e la conseguente forza-spinta, viene dispersa, generando una pedalata non ottimale.

A differenza di quello che succede nelle discipline atletiche che prevedono la corsa dove vi è la necessità di un controllo del movimento di pronazione del piede, in bicicletta, il piede, rimanendo sempre appoggiato al pedale, può avere problemi di posizionamento rispetto al piano di appoggio.
Il plantare può quindi essere considerato un valido compenso anatomico come interfaccia piede/pedale minimizzando eventuali intrarotazioni tibiali ed aumentando la superficie di appoggio del piede nelle aree di trasmissione della forza.

Il sistema posturale è un sistema fine, bastano infatti piccole variazioni, piccole correzioni per ottenere una efficace risposta dell'organismo. Dal punto di vista biomeccanico, basta variare i punti di contatto del piede con la scarpa e di conseguenza i punti di scarico del peso sulla scarpa, per modificare le linee di forza impresse e di conseguenza la potenza generata.

Anche per chi va in bicicletta arriva speso il momento del fai da te: si parla con il compagno, si legge una pubblicità e si finisce con l'acquistare una soletta che spesso non è quella che rispecchia la fisiologica struttura del piede o che non ne corregge l'alterazione morfologica.

In questo caso è necessaria una valutazione posturale globale, perchè il piede non è un organo a se, ma fa parte di un sistema complesso e interdipendente fatto di altri organi, recettori, catene muscolari, strutture articolari, ecc. Non tenere in considerazione questo aspetto, porterà sicuramente a trascurare i compensi e gli adattamenti che possono derivare da eventuali alterazioni posturali.

Di grande aiuto, oltre alle prove baropodometriche e ai test in statica e in dinamica, saranno le rilevazioni dinamiche effettuate durante il gesto sportivo.

In questo modo sarà possibile acquisire i dati reali relativi alla spinta, alla forza e ai compensi messi in atto durante la pedalata.

 

Quindi, alla domanda: <può un plantare migliorare la performance sportiva di un ciclista?>

La risposta è: <si>

 

 

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